MELA ROSA IN PIETRA

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E’ stata ritrovata nella zona di Gualdo Tadino (PG), e probabilmente viene dalle vicine Marche, dove analoga varietà viene chiamata mela Sassa, alludendo alla durezza del frutto. Viene coltivata ancora in piante singole nella zona. E’ una ottima varietà ad elevata rusticità e resistente ai più comuni parassiti. Adatta alla coltivazione di montagna ed alta collina. La pianta è mediamente vigorosa, a chioma aperta; produce in maniera costante e fiorisce in epoca tardiva. E’ molto rustica. Poco sensibile alla ticchiolatura, poco sensibile alla Carpocapsa Il frutto è medio grande (gr. 140-165), di forma rotondeggiante, simmetrico e schiacciato ai poli. Il peduncolo è medio lungo inserito in cavità, mediamente profonda e aperta, spesso rugginosa. La cavità calicina è semiaperta. La buccia molto spessa è di colore verde con macchie diffuse rosso vinoso e numerose lenticelle, bianche e molto evidenti. La polpa è bianca, acidula, soda, a tessitura molto fine e aromatica, non molto succosa ma di buona qualità. Questa mela viene raccolta tradizionalmente in novembre dopo S. Martino e si conserva egregiamente in fruttaio fino alla primavera successiva. Si può cominciare a consumare a gennaio. Certamente da consumo fresco per la sua capacità di conservazione, è anche ottima mela da cottura, e da composta che si ottiene facendo fondere lo zucchero (mezzo chilo per ogni litro d’acqua, per ogni chilo di frutta) e quando è fuso, si gettano dentro le mele tagliate in quattro e si fanno bollire per circa venti minuti. Si mette il tutto nei vasi con aromi, e si sterilizza a bagnomaria.

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