PERA MARZOLA

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Le piante madri sono state  in luoghi diversi dell’Appennino Umbro Marchigiano ma anche a Sud dell’Umbria. Non se conosce l’origine ma veniva coltivata nelle zone di alta collina, in piante singole. Nelle aree di diffusione ne sono rimasti pochissimi esemplari. Deve il suo nome al fatto che è estremamente tardiva, viene infatti raccolta a gennaio e mangiata fino a Marzo. La pianta è poco vigorosa, rustica e a portamento quasi espanso. E’ produttiva e la fioritura è molto tardiva e per questo è adatta alla coltivazione di montagna, perché sfugge alle gelate tardive fiorisce tardivamente. Il frutto è  di medio-piccola pezzatura ((gr. 100-120), questa di forma turbinato appiattita, molyo accentuata, a peduncolo corto e di grossezza media. La cavità calicina è inesistente. La buccia è spessa, di colore verde omogeneo ma completamente coperta di ruggine. La polpa poco succosa e di color bianco crema, è mediamente granulosa.

Viene raccolta all’inizio di dicembre dopo le prime brinate e si conserva   in fruttaio in mezzo alla paglia per la maturazione. Si conserva comunque a lungo. E’ varietà molto antica ed era apprezzata soprattutto per la notevole tardività. Estremamente rustica la pianta, il frutto, descritto  fin dal 1400, era un ottima riserva per l’inverno, specialmente cotta, ma anche mangiata ammezzita, ossia quando la polpa diventa marrone.  Si conserva anche attaccata al ramo, appesa al soffitto di qualche stanza asciutta e oscura, come ci insegna Marziale.

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