UVA MOSCATELLO

 

Era un vitigno coltivato diffusamente nell’Alta Valle del Tevere e qui è stato ritrovato nei comuni del comprensorio. Era maritato all’acero campestre e, fino a qualche decennio fa, coltivato da solo in piccole vigne scelte. È probabilmente una derivazione del Moscato, e ci sono documenti risalenti al ‘400 in cui è descritta la sua coltivazione. Ne esiste anche una varietà nera. Adattissimo a fare le pergole, è pianta abbastanza resistente alla peronospora. Un tempo venivano fatte vigne a parte, separate dalle altre uve. La produttività non è elevata. Il grappolo è medio, allungato e cilindrico stretto, piuttosto spargolo. L’acino è piccolo, rotondo, con la buccia mediamente sottile, di colore giallo dorato, per niente pruinosa, con puntinature marroni. Il sapore è dolcissimo, e aromatico. La maturazione avviene precocemente, in genere alla metà di settembre, tanto da lasciarlo a parte e vinificarlo da solo. Si utilizza anche per essiccare e farne Vinsanto. Si vinificava per farne un vino prezioso da regalare a persone importanti: «del quale in questo paese si fa bevanda dolce, odorifera e gustosa», come diceva Tanara nel ’600.

 

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